Firenze, 04.07.2013 - "La Costituzione rientra in fabbrica. E’ una vittoria di tutti i lavoratori. Non ci sono più alibi: il governo convochi immediatamente un tavolo con la Fiat e tutte le organizzazioni sindacali per garantire l’occupazione e un futuro industriale. E’ ora che il Parlamento approvi una legge sulla rappresentanza".

Queste le prime parole a caldo del Segretario Nazionale della Fiom, Maurizio Landini, sulla sentenza di ieri della Corte Costituzionale relativa alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art.19, co. 1, lett. b) dello Statuto dei Lavoratori (legge n.300/1970).  

Ma vediamo più precisamente di cosa tratta questa disposizione. L'articolo 19 garantisce la presenza del sindacato nei luoghi di lavoro mediante la possibilità di costituire rappresentanze sindacali aziendali (da ora in avanti Rsa). Quest'ultime, ai sensi della disposizione legislativa, possono sì essere costituite ad iniziativa dei lavoratori, ma esclusivamente nell'ambito di organizzazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell'unità produttiva. La Fiom, non avendo sottoscritto alcunché con la parte datoriale, si vedeva negata la rappresentanza sindacale in Fiat in virtù dell'applicazione dell'articolo stesso.  

La questione di legittimità costituzionale dell'art. 19, co.1, lett. b) era stata sollevata e rimessa alla Consulta dai giudici dei tribunali di Torino, Modena e Vercelli, a seguito dei ricorsi presentati dai metalmeccanici della Cgil esclusi dalle Rsa per non aver firmato il contratto specifico della Fiat. La Fiom sosteneva che la disposizione confliggesse con i principi sanciti negli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione (rispettivamente solidarietà nelle formazioni sociali, uguaglianza e libertà sindacale) in particolare col divieto di discriminazione sulla base dell'appartenenza a un partito o a un sindacato. 

E' nell'ambito di questo ricorso che la Corte Costituzionale ha emesso ieri una sentenza di fondamentale importanza per le relazioni sindacali e industriali, con cui ha dichiarato l'illegittimità costituzionale (ovvero il contrasto della legge con la Carta fondamentale della Repubblica Italiana) dell'art.19 proprio nella parte in cui- secondo quanto riportato in una nota della stessa- "non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”. Quindi, in poche parole, a seguito della sentenza, se le organizzazioni hanno partecipato alla negoziazione devono avere rappresentanza anche se non hanno firmato un contratto. 

La decisione della Consulta non solo ripristina le condizioni affinché i sindacati rappresentativi delle lavoratrici e dei lavoratori possano far valere il loro diritto alla contrattazione, alla presenza nei luoghi di lavoro coi propri delegati e delegate e in generale all'esercizio dei diritti sanciti nello Statuto dei lavoratori, ma rafforza anche i principi e le regole stabiliti nel recente Accordo sulla Rappresentanza firmato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria che definisce proprio le modalità con cui misurare la rappresentanza delle organizzazioni sindacali nei luoghi di lavoro.

"Questa sentenza rende giustizia alle battaglie delle lavoratrici e dei lavoratori che in questi anni hanno lottato per il riconoscimento della democrazia nei luoghi di lavoro e per svolgere legittima attività sindacale. Si tratta di diritti che, nessuno deve dimenticarlo, sono garantiti a livello costituzionale e ora a maggior ragione i lavoratori della Fiat potranno scegliersi il proprio sindacato", dice il Segretario della Fiom fiorentina Daniele Calosi. 

E' necessario che adesso il Parlamento faccia una legge sulla rappresentanza che garantisca il voto democratico delle lavoratici e dei lavoratori e la rappresentanza proporzionale fra le organizzazioni sindacali.

Alla fine la giustizia ha vinto.                                                                                 

 

Francesca Masotti

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