La giornata di ieri è stata molto interessante e stimolante. Le tante testimonianze portate hanno reso un chiaro quadro del dramma delle donne italiane nel mondo del lavoro. Molti sono stati i passi fatti nella storia italiana per la conquista di diritti e parità, ma la crisi e la desertificazione culturale degli ultimi 20 anni ci stanno portando via anche questi. Il ricatto sul posto di lavoro è all’ordine del giorno, la mancanza di servizi alle famiglie e lo smantellamento del welfare stanno facendo ripiombare le donne ai livelli disoccupazionali degli anni ’70. L’immagine che si è dato nell’ultimo ventennio delle donne, la mercificazione del nostro corpo ha aperto una stagione di violenza inaudita nei nostri confronti. E spesso la mancanza di indignazione e di punizione per questi reati ha reso tutte più deboli.

Dobbiamo opporci a questa mattanza. E dobbiamo farlo proponendo un altro modo di pensare ed un’idea ancor più paritaria del lavoro e della società. Negli anni di crescita industriale del nostro paese le donne sono riuscite a dimostrare una cosa; non è importante quanto si lavora, ma COME si lavora, e questo concetto è stato espresso benissimo dalle parole della Segretaria Susanna Camusso nelle sue conclusioni. Il mondo del lavoro vorrebbe che le donne partecipassero alle stesse condizioni degli uomini e con i soliti metodi, ma non può e non deve essere così. Siamo diverse e la nostra peculiarità sta nel valore che noi diamo ad ogni singola nostra attività e al tempo che vi dedichiamo. Ed è sul riconoscimento di questo che noi dobbiamo fare le nostre lotte, perché da sempre le donne hanno dovuto affrontare un numero di impegni e di responsabilità maggiori di quelle degli uomini (la cura dei figli, della casa e della famiglia in generale, il lavoro fuori casa, e magari la cura di genitori ormai anziani), ma sempre hanno cercato di dare qualità ad ogni singolo gesto del loro quotidiano. Questi valori devono essere di comune interesse, anche l’universo maschile deve imparare a riconoscere che tutti i lavori, sia quello di cura della famiglia che il lavoro come canonicamente inteso hanno un valore che è basato sulla qualità e non sulla presenza, e sulla qualità va basata qualsiasi lotta compresa quella sul lato economico.

Quindi come ha detto giustamente ieri la nostra Segretaria la battaglia più importante a livello sindacale è quella sul modello dell’organizzazione del lavoro, argomento da sempre duro per noi da affrontare e su cui le azienda mai sono disposte ad accettare nostre interferenze. Invece la sfida è proprio questa, proporre un modello che preveda la valorizzazione delle nostre differenze e non l’omologazione che diventa gabbia. Tutto ciò deve passare dal rispetto della donna in quanto tale, non per il ruolo che ricopre e dal il riconoscimento dei meriti e delle capacità. Questa deve diventare la battaglia di tutti all’interno dell’organizzazione, delle donne e degli uomini perché un modello di società e di mondo del lavoro diverso miglioreranno la vita di tutti.

 

Simona Bigalli

Rsu Fiom Targetti

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