Firenze, 15.05.2014 - Doveva segnare la fine della vertenza aperta alla fine di marzo e invece, quella che hanno ricevuto oggi i lavoratori della Commprove di Scandicci  all'incontro in Provincia, è stata una vera doccia fredda.

Il 21 marzo l’azienda aveva aperto una procedura di mobilità per 9 persone, al fine di ottenere, tramite la riduzione del personale, una diminuzione dei costi di gestione. Agli incontri svolti in sede sindacale ed istituzionale i lavoratori avevano marcato con continuità la richiesta di utilizzo di ammortizzatori sociali alternativi alla mobilità, quale il Contratto di Solidarietà.

Dopo lunghe discussioni venerdì scorso sembrava che le parti avessero raggiunto un'ipotesi di accordo sulla base di due proposte che prevedevano entrambe l’utilizzo di questo ammortizzatore sociale.

Stamattina, giorno in cui l'accordo doveva essere perfezionato, l’azienda ha fatto marcia indietro su tutto il fronte ed ha ribadito la volontà di arrivare a licenziamenti senza utilizzo di ammortizzatori sociali o, in alternativa, alla riduzione strutturale del salario dei lavoratori.

Il tutto avviene in un ambito di crisi finanziaria, di incertezza e di rapporti critici con i principali clienti e "la procedura di mobilità attualmente in corso" sostiene la Rsu "non sarebbe in nessun caso risolutiva di questi problemi, i quali a nostro avviso sono di carattere organizzativo e gestionale." 

"Negli anni passati infatti" afferma Stefano Angelini della Segreteria della Fiom Cgil di Firenze, "il management si è concentrato su una gestione di tipo speculativo, in ottica di aumento del valore dell’azienda e vendita al miglior offerente. Dal punto di vista tecnico-organizzativo invece, nonostante le sollecitazioni e gli allarmi lanciati dai lavoratori, nessun serio intervento è stato effettuato per migliorare l’efficienza dei reparti, introdurre nuovi metodi e tecniche, ridurre gli sprechi. Questo è, a nostro avviso, il motivo fondamentale dell’attuale stato di crisi dell'azienda.

Le proposte avanzate stamattina sono inaccettabili -prosegue Angelini- perché non risolutive della situazione e perché volte a far ricadere i maggiori disagi esclusivamente sui lavoratori. Chiediamo con forza un incontro ai vertici aziendali per aprire una discussione sul piano industriale e proponiamo che, se una riduzione dei salari fosse inevitabile, questa parta dalla riduzione del salario dei manager e dei costi delle consulenze, dall’azzeramento dei benefit e crediamo che dovrebbe essere accompagnata da un serio piano di riduzione degli sprechi."

Al termine dell’assemblea, conclusasi alle 11, i lavoratori hanno dichiarato uno sciopero per tutto il resto della giornata di lavoro e si riservano nei prossimi giorni la possibilità di mettere in campo ulteriori iniziative.  

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