Non stimo chi teme i cambiamenti: essi avvengono comunque ed é più intelligente reagire piuttosto che farsi travolgere.

In una nazione statica, come l'Italia da 30 anni a questa parte, il popolo mi é sembrato costantemente alla ricerca di un leader nel quale identificarsi e riporre tutta la propria fiducia e speranza, come nel caso di Berlusconi ieri o di Renzi oggi.

Quel Renzi che, con uno slogan da supermercato, inneggia ininterrottamente al cambiamento e che, attuando un esercizio politico ma non elettorale, si trova a riformare temi fondamentali come il lavoro o il rinnovamento del Senato, sull'onda di un consenso popolare -non riconducibile solo alla sinistra- e con un Parlamento eletto attraverso una legge anticostituzionale.

I giochi di prestigio appartengono alla politica del passato ed anche a quella presente, perciò si continua come prima.

 In questi giorni si susseguono i commenti sul videomessaggio in cui il Premier mette in scena una sparata contro la CGIL.

In questo io non trovo alcun elemento di cambiamento rispetto ai governi precedenti, visto che già lo avevano fatto Monti e prima di lui Berlusconi, quest'ultimo avvalendosi tra l'altro della collaborazione di Sacconi e a proposito di cambiamenti, ora Sacconi dov'è?!

Comunque, alla domanda “Dove eravate voi quando...” che il premier rivolge ai sindacati, risponderei “Eravamo nei luoghi di lavoro a cercare di stabilizzare i precari ed ora siamo qui, ECCOCI!!!”

Ognuno ha le sue responsabilità, sindacato e governi, ma la deregolamentazione dei contratti e degli appalti nel mercato del lavoro é frutto di un'accozzaglia di Leggi pasticcio dello Stato!

La crisi del sindacato italiano, a mio avviso, va letta in una logica diversa da quella che vuole suggerirci Renzi, ed è una crisi che si estende pure ad altri organismi di rappresentanza ed anche al di fuori dei nostri confini.

Guardando avanti credo che sia arrivato il momento in cui l'interlocutore per eccellenza di ogni organismo rappresentante ed istituzionale torni ad essere il popolo.

Dobbiamo lavorare affinché i cittadini tornino a chiedere il conto alla politica del loro operato, dobbiamo sconfiggere la leggenda metropolitana del "tanto loro fanno come gli pare" e spiegare alle persone che in un mondo che viaggia a velocità sempre più elevate, le conquiste sociali che ci hanno lasciato in eredità i nostri padri, non sono maturate da una giornata di sciopero ma da spinte che univano padri e figli, movimenti culturali che nel tempo hanno nutrito le coscienze collettive sintetizzandole in movimenti e mobilitazioni durature e determinate.

L'isolamento che vive oggi ognuno di noi deve essere scardinato ed in questo senso sta anche la responsabilità del sindacato che non ha saputo ricompattare le masse e ribadirsi come organizzazione sociale.

Ora non c'é più tempo!

Dobbiamo parlare ai giovani, spiegargli che abbiamo il torto di non avergli insegnato a sognare, perché il sogno dei padri, non essendosi avverato, è stato definito ideologia o utopia, e li ha portati a non credere più, a lasciare le piazze e rinchiudersi in casa.

Ma se il sogno dei padri non si é realizzato, nessun figlio deve essere prigioniero!

I giovani hanno diritto di sperare, di sognare, di fare meglio di chi li ha preceduti; hanno il dovere di provarci. Se non siamo in grado di fare questo, siamo inadeguati rispetto al nostro tempo.

La crisi ha prodotto povertà, disperazione e paura; i migliori alleati di un susseguirsi di governi che facendo leva sulla debolezza delle persone, hanno tolto loro le conquiste maturate in 100 anni di storia.

Dobbiamo andare oltre le differenze di età, genere, partito e tornare in piazza a chiedere lavoro, democrazia e rispetto. Il cambiamento tanto sventolato é reale e possibile solo se ognuno di noi torna a pretendere un futuro migliore per tutti realizzando la propria identità personale all'interno di quella collettiva.

 Claudia Laura Ferri

Segretaria FIOM CGIL Firenze

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