Firenze, 29.12.2014 - Daniele Calosi, Segretario Generale della Fiom Cgil di Firenze, rilascia oggi la seguente dichiarazione:

“A pochi giorni dalla fine di un 2014 già molto travagliato, l'arrivo dei decreti attuativi sul Jobs Act non fa che complicare la situazione. Come Fiom Cgil di Firenze, chiudiamo l'anno con molte vertenze aperte sul territorio, basti ricordare Esaote che vede ancora lontano un accordo per noi possibile solo a patto che la Ricerca e Sviluppo rimanga a Firenze; o ancora, gli ex lavoratori della Shelbox di Castelfiorentino e della Tecnol di Barberino del Mugello in mobilità. L'ultima apertura di procedura di mobilità è arrivata nei giorni scorsi dalla Rosss di Scarperia (di proprietà del Presidente di Confindustria Firenze) per la quale abbiamo chiesto l'apertura di un tavolo di confronto in Regione.

Per far crescere il nostro Paese, non si devono indebolire i diritti di chi lavora ma creare il lavoro, chiedendo alle imprese il rispetto della nostra Costituzione. Il rispetto, appunto, della loro responsabilità sociale che non mi pare sia al centro della politica di Confindustria. L'accondiscendenza di Confindustria, rispetto alle scelte del Governo dimostra che una parte degli imprenditori italiani è solo in grado di chiedere e basta.

Le vicende di Shellbox, Tecnol e anche Esaote, ad esempio, dimostrano la totale assenza di una classe imprenditoriale in questo Paese.

Più che un un passo storico, mi pare che dai decreti del Jobs Act emerga la scelta del Governo di delegare attraverso solo alla libertà delle imprese, quello che sarà lo sviluppo del nostro Paese.

Come Segretario della Fiom di Firenze ribadisco che la linea economica di un Paese a vocazione fortemente industriale come l'Italia, non può essere demandata alla libera iniziativa delle imprese private, ma deve essere al primo punto dell'agenda di Governo, che deve dotarsi di un Piano industriale nazionale.

Il tanto sbandierato contratto a tutele crescenti si tradurrà in una monetizzazione della dignità dei lavoratori, che lascerà libere le imprese di licenziare, anche ingiustamente.

Siamo alla mercificazione dei diritti: questo non è accettabile!

Tali provvedimenti confermano la mancanza di volontà e capacità del Governo di superare la crisi assumendosi per primo la responsabilità di scelte che rilancino politiche industriali, molto più semplice è far arretrare i diritti dei lavoratori e far accrescere il proprio consenso verso Confindustria.

E' un atto contro i lavoratori che ci riporterà indietro nel tempo: non cancellerà la precarietà e renderà nuovamente possibili i licenziamenti sia individuali che collettivi, solo in cambio di denaro.

Anche i toni con cui il Premier si rivolge alla nostra Confederazione sono fuori luogo, il Presidente del Consiglio non può permettersi di dire -Non temo le minacce- a chi non è d'accordo sulle politiche sociali del suo Governo. Tale espressione denota un atteggiamento ideologico e divisivo. 
Le minacce le fanno i delinquenti, i terroristi, i mafiosi, non le persone per bene. E noi rappresentiamo persone per bene. Forse sarebbe il caso che il Premier cambiasse il verso almeno nelle dichiarazioni, dopo che già in passato si è dimostrato persona poco incline al confronto aperto.Inizieremo il nuovo anno andando avanti con la mobilitazione, in quanto siamo convinti che le scelte economico sociali del Governo non hanno il consenso della maggioranza delle persone che lavorano o che cercano lavoro.

I risultati delle liste Fiom dei rinnovi Rsu come la partecipazione delle persone alle iniziative che abbiamo messo in campo nei mesi di ottobre, novembre e dicembre sono la dimostrazione della giustezza delle nostre proposte di cambiamento effettivo del Paese”.

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