Prendo in prestito solo il titolo, non la trama, di un bellissimo romanzo di Paolo Giordano “La solitudine dei numeri primi” per provare a farvi capire quanto sia difficile, per noi, spiegare la situazione in cui versano i giovani, i lavoratori, i pensionati in questo Paese.

Il dibattito politico di questi giorni ci consegna un quadro dipinto da una classe politica con forti connotati, a mio giudizio, autoritari.

Abbiamo un Parlamento eletto su una legge elettorale che la Suprema Corte ha dichiarato incostituzionale. Siamo davanti al terzo Governo la cui maggioranza parlamentare non è stata votata dai cittadini, un Governo che sta procedendo alla riscrittura della nostra Costituzione senza avere un mandato da parte degli Italiani.

Nel mezzo a questo caos istituzionale, falsamente progressista, il Governo, con assoluta abilità, è riuscito a far credere che l'ammodernamento del nostro Paese va avanti, passando anche e sopratutto dalla riforma del mercato del lavoro, approvata con ben due voti di fiducia del Parlamento e senza nessun confronto con il Sindacato.

Davanti a questo sistema di cose noi, come Fiom, diciamo dove e perché non siamo d'accordo; abbiamo fatto e continuiamo a fare proposte alternative, proviamo a rompere il muro delle bugie e delle falsità veicolate dai commentatori politici di turno, che sostengono che il mondo del lavoro con questa riforma estende i diritti.

La scelta di dichiarare sciopero a Pomigliano per consentire ai 1800 che non lavorano da anni di tornare in Fiat e ritrovare cosi una propria dignità di persona e di lavoratore, noi la rivendichiamo con orgoglio perchè sta alla base del nostro concetto di solidarietà.

Ebbene, in tutto questo, vogliono farci soffrire una sorta di solitudine tipica dei numeri primi, che essendo divisibili solo per se sessi non entrano in relazione con altri.

Ora, non essendo io un matematico, vorrei ricordare che senza i numeri primi il nostro sistema numerico non potrebbe esistere, chi si sente più forte di noi lo fa per la semplice ragione che è riuscito a cancellare ogni forma di dissenso rispetto alle azioni che decide di fare.

L'attuale classe dirigente di questo Paese, compresa anche buona parte del sindacato, sta costruendo un futuro più debole e più povero di oggi per le nuove generazioni.

La riforma del lavoro con l'introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, è la precarizzazione collettiva del rapporto di lavoro. Le cose vanno chiamate con il loro nome, il contratto a tempo indeterminato come lo conoscevamo non esisterà più, mai più.

Al termine del percorso di 36 mesi di contratto, quel lavoratore non avrà la tutela di non essere licenziato ingiustamente, ma semplicemente un incentivo più alto a fronte di un licenziamento illegittimo.

Se a questo si aggiunge che chi inizia a lavorare oggi, andrà in pensione con un sistema contributivo e quindi a capitalizzazione individuale, fra 40 anni gli anziani di domani avranno rendimenti pensionistici al limite della sussistenza.

I benpensanti, invece, spiegano che le posizioni della Fiom sono arcaiche e desuete, ebbene allora che questi lorsignori sappiano che fino a che ci verrà consentito, continueremo a dire ciò che pensiamo e a fare ciò che diciamo.

L'autonomia di una forza sociale si misura anche dalle responsabilità che si assume davanti a chi rappresenta e come Fiom, forse soli come i numeri primi, questo lo facciamo ogni giorno.

Noi ci siamo e non come testimonianza ma come soggetto di cambiamento.

Viva la Fiom Viva i lavoratori.

Daniele Calosi Segretario Generale Fiom/Cgil Firenze

 

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