Daniele Calosi, Segretario Generale della Fiom Cgil Firenze, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“Ho appreso de La Toscana che innova, l'iniziativa promossa dalla Regione sul modello e sul ruolo che Nuovo Pignone esercita nell'economia del territorio e non solo, dai giornali perchè la Fiom Cgil, così come le altre organizzazioni sindacali di categoria e le RSU, le rappresentanze dei lavoratori, non sono state invitate a parteciparvi.

Per questo vorrei ricordare al Governatore Rossi che la capacità di investimento che l'azienda sta dimostrando non si deve soltanto ad una volontà del management, ma anche e soprattutto alle qualità ingegneristiche e manifatturiere dei lavoratori del Pignone e di quelli dell'indotto, pertanto avrei ritenuto opportuno che ne venisse loro reso merito.

Senza i lavoratori non c'è l'impresa ed un convegno che parla di lavoro, sviluppo e innovazione, senza la partecipazione dei lavoratori è una discussione a metà. 

La Fiom, in questa azienda è il primo sindacato. Solo nello stabilimento fiorentino contiamo oltre 1200 iscritti, esprimendo 22 delegati su 33. 
Se oggi Nuovo Pignone è così importante lo si deve a quei lavoratori che nel lontano 1953, durante la crisi industriale, occuparono l'azienda, mandando avanti da soli la produzione (con un'intera città solidale con loro) consentendo poi al Sindaco La Pira di "sognare la Madonna" e di fare acquistare azienda dall'ENI di Mattei.
 Nel 1994 GE acquista Pignone non solo per sua volontà, ma perché la Rsu Fiom (di cui facevo parte come delegato), attraverso l'europarlamentare Enrico Falqui, ricorse all'antitrust al fine di evitare che Pignone finisse in mano alla concorrente Dresser, che avrebbe così raggiunto una posizione di monopolio. 

Essendo il sottoscritto Coordinatore Nazionale per la Fiom dell'intero gruppo Nuovo Pignone (Ge Oil &Gas) in Italia posso dire in tutta onestà che senza lavoratori e il sindacato oggi quest'azienda non sarebbe quella che è.


Quindi ben vengano i convegni ma ritengo inammissibile che l'operato dei lavoratori e dei loro rappresentanti non sia riconosciuto.”

Firenze, 1 dicembre 2015

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