Firenze, 28.10.2016 – Era il 2010 quando a causa di un periodo di crisi la Industrialfoto Srl di Sesto Fiorentino, società che si occupa di immagine fotografica e servizi annessi, ha aperto una procedura di cassa integrazione in deroga per 6 degli allora 7 dipendenti.

Solo uno degli addetti però è stato posto in cassa senza rotazione e per l'intero periodo. L'azienda aveva motivato la scelta attribuendo al lavoratore minor capacità e qualificazione rispetto ad altri dipendenti, nonostante la sua dichiarata disponibilità a seguire corsi di aggiornamento. Una decisione non rispettosa né dell'anzianità lavorativa, né del maggior carico familiare del dipendente, basata su una preferenza soggettiva e non giustificabile con dati o risultati operativi che ha contribuito all'impoverimento professionale del lavoratore.

A fine 2012, al termine del periodo di cassa, l'azienda ha richiesto la prosecuzione dell'ammortizzatore per tre mesi, da gennaio a marzo 2013, sottoscrivendo con la Fiom/Cgil un accordo che prevedeva la possibilità di sospendere la cassa e proprio in virtù dell'attivazione della stessa escludeva esplicitamente l'esistenza di esuberi.

Prima dell'avvio della procedura, in data 24 dicembre, il lavoratore ha ricevuto una lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo che ha impugnato ottenendo oggi la ragione da parte della Corte di Appello di Firenze.

Il Tribunale di Firenze ha infatti disposto la reintegra e condannato la Industrialfoto a riconoscere al lavoratore il massimo risarcimento danni, pari a sei mensilità. 

Daniele Collini della segreteria della Fiom Cgil di Firenze ha così commentato la notizia: “La sentenza ristabilisce finalmente giustizia nei confronti del lavoratore illegittimamente licenziato e riconosce l'importanza del rispetto degli accordi sindacali.

Si tratta di una vittoria piena dei diritti del lavoratore. Tale sentenza deve valere da monito per ogni caso analogo e soprattutto nelle aziende di piccole dimensioni come questa, dove è più difficile far valere la forza delle ragioni dei più deboli.”

 

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