13.02.2017 - Guardando quello che si muove nei pressi di ciò che rimane della cosiddetta sinistra, sia fuori che dentro al PD, una volta avremmo letto un cartello appeso fuori da questo ipotetico cantiere, che più o meno recitava così: “Attenzione lavori in corso, scusate il disagio stiamo lavorando per voi.”

Ebbene, care Compagne e cari Compagni, niente di tutto ciò sta accadendo per ora, salvo rare eccezioni. Una cosa è certa: nessuno si sta preoccupando di chi lavora o di chi il lavoro lo cerca.

Il dibattito su quale connotazione dare alla sinistra in Italia è orfano, a mio giudizio, di almeno due questioni: di una seria autocritica interna e di un nuovo progetto di sviluppo del Paese, sia economico che sociale, che metta al centro i diritti delle persone che per vivere debbono lavorare, diritti che negli ultimi anni sono stati o tolti o negati.

L'assenza di questi temi relega il dibattito ad una sorta di autoreferenizalità dei gruppi dirigenti di questo o di quel partito che discutono di quante e quali aree contrastare e quale corrente sostenere, o di quando andare o non andare a congressi, a dimostrazione della divisione che da anni, purtroppo, contraddistingue il campo progressista.

Ricordo che l'autoreferenzialità ha distrutto la sinistra in Italia.
Da persona di sinistra come ancora mi considero, pur senza nessuna tessera di partito in tasca o senza aderire a movimenti politici da parecchi anni ormai, vorrei dire che una sinistra che non riesce a rappresentare il mondo del lavoro tutto, che è in continuo cambiamento, è una sinistra che non ha futuro.

Una forza politica che vuole davvero rappresentare il mondo del lavoro doverebbe creare le condizioni affinché intanto venga restituito il mal tolto e poi chieda scusa ai più deboli per le ingiustizie che hanno dovuto subire anche per la complicità di una parte consistente della sinistra stessa e di un pezzo del sindacato.

La riforma Fornero e il Jobs Act stanno lì a dimostrarlo.

Perché in Parlamento e nel Paese nessuno discute più di pensioni, di articolo 18 o cerca soluzioni al grave problema della disoccupazione giovanile, ad esempio abolendo la Legge Fornero sulle pensioni, garantendo un più facile accesso al mondo del lavoro ai nostri ragazzi?
Queste sono le questioni su cui ritrovare l'unità, non sulle correnti di quello o quell'altro capo bastone. Un'unità basata sui bisogni delle persone non sulle ambizioni di qualcuno in cui questo soggetto politico sia in grado di rilanciare il dibattito attuale e sia anche di stimolo per il sindacato. Al netto di tutto ciò abbiamo bisogno come il pane di una sinistra che riscopra il senso di cosa vuol dire davvero essere di sinistra, cioè di dire eppoi anche fare quelle cose che vanno nell'interesse dei più deboli.

Credo che così facendo sarebbero anche sconfitti i tanti populismi attuali.

La sinistra deve tornare a parlare alla testa e al cuore delle persone, perché alla pancia parlano in troppi e non ne abbiamo bisogno.

Intanto con i due referendum proposti dalla CGIL per l'abrogazione dei voucher e delle norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti, almeno noi proviamo a rimettere al centro la dignità del lavoro in Italia, altri invece mi pare che si perdano in convegni, lontani anni luce dal Paese reale.

 

Daniele Calosi

Segretario Generale Fiom/Cgil Firenze

 

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