Mario Pieri, classe 1923, è uno dei 700 lavoratori del Pignone che nel '53 vennero licenziati. La sua storia inizia in Corsica, meta scelta dalla sua famiglia per scappare dalla guerra. Nel 1939 arriva ragazzino a Firenze "in tre con una bicicletta!" -ride- e cinque anni più tardi, dopo la liberazione, prende la tessera del Partito Comunista.

Lavora prima presso la Manifattura Fiorentina e poi al Pignone, passando così dall'iscrizione ai tessili a quella dei metalmeccanici.


Nel 1953, quando scoppia la crisi dell'azienda, Mario era saldatore elettrico.
I conti non tornavano, i costi superavano i ricavi ed il 22 ottobre la proprietà pensò bene di ritrovare l'equilibrio attraverso i licenziamenti.
Gli operai non stettero a guardare; più di 150 riunioni del Sindacato e del Partito furono convocate fino agli angoli della periferia, circolo per circolo, caseggiato per caseggiato, pur di informare sull'accaduto. "In Via Perfetti Ricasoli rimasero senza lo stipendio del capofamiglia ben 28 famiglie e tutte in un colpo solo" racconta.

Quello che stupisce sulla vicenda è la solidarietà della gente; "il macellaio che mi dava la carne l'ho pagato nove anni dopo, quando, dopo essermi sposato, riuscii a mettere da parte qualcosa."
Fu in questa situazione che il Sindacato si fece imprenditore ed il 17 novembre i lavoratori occuparono la fabbrica portando avanti la produzione.

Mario, insieme al compagno ed amico Dino Cialdi, portava "La Colata", il giornale scritto e prodotto all'interno della fabbrica, del quale Dino era Direttore. Lo portavano di casa in casa, stando ben attenti a non farsi vedere dai dirigenti e dalla Polizia che aveva l'ordine di sequestrarlo perché conteneva informazioni che non dovevano trapelare all'esterno.
L'attività riprese nel gennaio del 1954 quando le Istituzioni ed il Sindaco di Firenze Giorgio La Pira, riuscirono a convincere Mattei a comprare l'attività tramite Eni e a riassumere oltre 900 operai. "Il ruolo della politica fu rilevante, ma quello degli operai non fu da meno: ogni mercoledì assieme ai compagni venivamo ricevuti dal Sindaco e conducemmo la battaglia assieme a lui".

Quasi 90 anni ed una mano fasciata ma ancora graffia Mario, con la sua lucidità e le sue calde parole.
Grazie.

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