A Firenze sono già molti i fronti aperti sul piano occupazionale che evidenziano come la città stia progressivamente perdendo il suo tessuto produttivo, fatto di tecnologia e di eccellenza in informatica, meccanica, chimica, elettronica e spazio e che funzionava da volano per l’economia del nostro territorio.
Oggi la città non può permettersi di perdere altri posti di lavoro e la RSU della Selex ES di via Barsanti fanno alcune riflessioni sulla vertenza in corso che prevede chiusura di sedi ed esuberi strutturali.

Presidio davanti allo stabilimento Selex di Via Barsanti

La ex OTE di via Barsanti ha oltre 50 anni di storia ed è conosciuta in tutto il mondo come azienda leader delle telecomunicazioni TETRA, analogiche, controllo del traffico aereo, di sistemi bordo treno e altre importanti tecnologie e non può essere chiusa improvvisa-mente spostando in un altro stabilimento i suoi lavoratori, i laboratori di sviluppo, produzione e test che valgono milioni di euro e sono unici in Italia. Smantellare tutto questo non costituisce un risparmio perché il trasloco in altro sito verrebbe ammortizzato in non prima di 10 anni non saranno ammortizzati.

Lo stabilimento di via Barsanti viene raggiunto dalla stazione ferroviari in 15 minuti a piedi, l’aeroporto si raggiunge in 10 in macchina. I vari ingegneri, impiegati e operai provenienti da Pisa, Livorno, Pistoia, Arezzo hanno un collegamento ottimo. Il Trasferimento nel sito di Campi Bisenzio costringerà molti ad “auto licenziarsi” per la mancanza di collegamenti
e questo determinerà gravi perdite di competenze che ci permettono di presidiare
il prezioso bagaglio tecnologico su i nostri prodotti.
Il trasferimento non sarà solo un problema occupazionale ma avrà anche un impatto logistico che provocherà un maggiore uso del mezzo privato, cosa che dovrebbe essere invece scoraggiata dalle istituzioni. Inoltre aumenterà Il disagio sociale dei lavoratori trasferiti soprattutto e per quelle famiglie dove sono presenti bambini o anziani che necessitano di assistenza.
Pertanto chiediamo alle istituzioni locali di adoperarsi per evitare la chiusura del sito di via Barsanti in quanto uno stabilimento storico fortemente radicato nel territorio e con la stessa forza chiediamo che l’azienda non faccia pagare ai lavoratori una crisi determinata anche da alti fattori poco nobili tenendo conto degli scandali che hanno colpito il nostro gruppo industriale.
Siamo stanchi di essere le vittime di gestioni opache e sbagliate, di scelte politiche che hanno usato le nostre aziende come merce di scambio senza considerare che i lavoratori sono persone, con una vita e una famiglia e una grande dignità.

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