Scandicci, 16.10.2018 - Dopo la Cassa si è aperto il gioco al massacro, previsti 20 licenziamenti molti dei quali in produzione. Non ci stiamo, senza alcuna garanzia sul futuro, questi esuberi rappresentano solo il primo tempo di una partita che porterà alla piena dismissione dello stabilimento GiGa Grandi Cucine di Scandicci.

Ritiro della procedura di mobilità e utilizzo degli ammortizzatori sociali più appropriati, quelli che garantiscano la reindustrializzazione. Sono queste le richieste avanzate da Stefano Angelini e Andrea Brunetti della Fiom Cgil di Firenze alla GiGa Grandi Cucine di Scandicci, in merito all’apertura della procedura di mobilità che prevede 20 esuberi, molti dei quali in produzione.
“È da tempo che chiediamo investimenti e una riorganizzazione seria dell’azienda e infatti non abbiamo condiviso l’apertura nelle scorse settimane della cassa integrazione ordinaria, perché di ordinario in questa vicenda non c’era niente. E infatti dopo appena un mese si sono scoperte le carte e si è aperto il gioco al massacro. Ma noi così non ci stiamo. Per noi, senza alcuna garanzia sul futuro, questi esuberi rappresentano solo il primo tempo di una partita che porterà alla piena dismissione dello stabilimento".

La Giga Grandi Cucine, azienda che produce cucine industriali, ha vissuto periodi di alti e bassi sin dal 2008, anno di acquisizione da parte della multinazionale statunitense Middleby. Ieri all’incontro in Regione Toscana, alla presenza della città metropolitana e del comune di Scandicci erano emerse le criticità ormai strutturali dell’azienda, poi evidenziate dall’apertura della procedura con i 20 licenziamenti previsti.

“I tre clienti persi che determinano oltre il 60% del fatturato annuo, come evidenziato nella procedura, sono in realtà tre linee di prodotto che la multinazionale ha deciso di produrre altrove, alcuni delle quali sono state sviluppate proprio qui a Scandicci” dichiara la RSU Fiom dello stabilimento.
“La multinazionale non può decidere da un giorno all’altro di spostare intere produzioni in altri stabilimenti, abbiamo già visto con il caso Bekaert che la desertificazione industriale produce desertificazione sociale a cui il territorio risponde con forza dimostrando solidarietà”, sottolineano Angelini e Brunetti. “Chiediamo un incontro urgente in Regione, nel frattempo torneremo in assemblea per condividere con i lavoratori le iniziative di mobilitazione".

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