Firenze, 02/04/2020 – Tra le tante aziende che a seguito delle chiusure previste dal Governo, hanno fatto richiesta di cassa integrazione, ci sono la “Lippert Components Italia” di San Casciano in Val di Pesa e la controllata “Ciesse” di Rignano sull'Arno.

La Fiom Cgil ha chiesto, come sempre, le massime tutele per i lavoratori, ma l'incontro non ha riportato l'esito sperato, poiché la dirigenza Lippert si è impegnata solo ad anticipare l'indennità di Cassa Integrazione, rifiutando di riconoscere altri elementi della retribuzione e lasciando quindi che i lavoratori perdano parte importante del loro reddito.

Per Antonio Puoti e Andrea Vignozzi della Fiom: “Non è pensabile che in aziende che nell'ultimo periodo hanno sempre lavorato senza accusare problemi di tipo economico, si vogliano imporre tali condizioni per la cassa integrazione. I lavoratori del nostro territorio hanno da sempre contribuito a garantire la massima produttività al gruppo. La direzione aziendale non può lasciare che la crisi causata dal Coronavirus sia pagata solo dai lavoratori per poi magari chiedere, alla riapertura, di recuperare la produzione persa con straordinari o altri sacrifici.

Avevamo inoltre chiesto di siglare un accordo per i lavoratori con contratto in scadenza, ma anche qui Lippert non si è dichiarata disponibile a trattare e ci ha comunicato unilateralmente l'intenzione di procedere terminando i contratti in scadenza, senza fornire alcuna garanzia a quei lavoratori che hanno dato l'anima per l'azienda, lavorando con la paura della pandemia e rischiando la salute fino alla fermata dell'attività.

Abbiamo informato e chiesto di intervenire anche ai Sindaci dei comuni di San Casciano e Rignano, Roberto Ciappi e Daniele Lorenzini, che ringraziamo per il tentativo di riportare l'azienda ad una posizione ragionevole. Questo sarebbe il momento per provare ad uscire insieme da questa situazione terribile, dispiace che non la pensi così il Gruppo Lippert.”

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