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Firenze, 27 maggio 2020- Stamani ho seguito la diretta Instagram del Sindaco Dario Nardella e ho riletto poi il documento programmatico “Rinasce Firenze”. La discussione sul nuovo modello di sviluppo che il Sindaco ha avuto con noi sulle pagine dei quotidiani, fino ad arrivare al dibattito organizzato via Facebook dalla FIOM di Firenze il 18 Maggio, ha segnato, a mio modo di vedere, dei punti cardine apprezzabili che non vedo sul documento e non ho sentito nel discorso, se non in maniera marginale.

E’ molto bella l’idea di partecipazione che un progetto aperto come questo rilancia in città, per la prima volta dopo tanto tempo. La chiamata a associazioni, gruppi, comuni limitrofi, a tutta la classe dirigente della città, segna la possibilità di un ragionamento non elitario, ma vissuto per tutti.
Tuttavia, per fare una discussione veramente libera e senza finti unanimismi penso si debba anche avere la capacità di un giudizio critico sul passato, sia sull’amministrazione attuale, ma anche e sopratutto sulle precedenti consiliature. Manca, a mio giudizio, nell’analisi del Sindaco una critica forte ad un sistema di sviluppo della città mai combattuto fino in fondo, basato sulla posizione dominante della rendita dei pochi rispetto al reddito dei molti. Una città consumata ed abusata da un turismo “mordi e fuggi”, che ha allontanato il turismo di qualità e la residenza dal centro storico, trasformando alcune periferie in dormitori e cercando di distruggere il policentrismo fiorentino.

Firenze non ha bisogno di “rinascere”, ma di cambiare radicalmente, non commettendo gli errori del passato.
Compito di una classe dirigente di cui siamo tutti parte è quello di rimettere al centro di uno sviluppo diverso le persone, a partire dalla tutela e dai diritti della parte più debole della Popolazione. La marginalità in cui sopravvivevano da tempo interi strati sociali dei cittadini si è mostrata prepotentemente a causa del Coronavirus: abitazione, servizi sociali, precarietà del lavoro, diritti. Fra i componenti della Task Force citata dal Sindaco ci sarebbe stato bisogno, forse, anche di chi vive quella condizione sociale. Per l’ennesima volta pare di capire che i “nuovi Ciompi” non potranno essere artefici delle scelte di cambiamento di Firenze, neppure dopo oltre 600 anni.

Abbiamo la necessità di costruire ricchezza per la città ricollocando nuovamente il settore manifatturiero come settore trainante dell’intera area metropolitana fiorentina, facendo dello sviluppo e della ricerca collegata all’industria il nuovo punto da cui ripartire in maniera totalmente diversa, con al centro, come dice giustamente il Sindaco, il rispetto dell’ambiente con industrie e produzioni ecosostenibili verso quella città che è stata chiamata proprio dal Sindaco una città “intelligente, inclusiva, verde”, dove sostenibilità e innovazione si accompagnano per creare “una città 4.0”.
Tutto ciò è possibile se si riesce a far saltare quella cerchia di interessi che guarda allo “status quo” e non ad un cambiamento, quello status quo che ha caldeggiato le scelte di governo della città che sono poi la principale causa della crisi di oggi. Veniamo da un modello che ha portato a profondi processi di deindustrializzazione, che come CGIL fiorentina denunciammo al nostro ultimo Congresso nel 2018 (“... I processi di deindustrializzazione in corso nel nostro territorio: crisi industriali, fallimenti, trasferimenti, delocalizzazioni... sono processi avvenuti con una velocità vorticosa”). Un nuovo modo di pensare lo sviluppo per la città metropolitana non potrà più permettere ad aziende come Bekaert di scappare da questo territorio lasciando la gestione del dramma sociale.

A tutto ciò va accompagnata una politica di fiscalità locale progressiva e che garantisca i servizi al cittadino. Non si può pensare di avere una città coi bilanci costruiti quasi esclusivamente sugli introiti derivanti dalla Tassa di Soggiorno, perché se si chiede un nuovo modello di sviluppo gli introiti derivanti dal turismo di massa saranno ovviamente minori. Fa paura pensare che la città di Firenze non abbia più risorse dopo relativamente poco tempo senza turismo.

Costruire la città metropolitana significa non pensare solo al quadrilatero romano: Firenze è Monte Morello, è il Chianti, la Valdelsa, il Valdarno... E’ necessario costruire un governo metropolitano forte ed autorevole, visto che ad oggi l’istituzione metropolitana è assolutamente incompiuta ed incompleta. Sono necessarie politiche coordinate sull’urbanistica, sulle centrali di committenza e sulle politiche sociali. Serve una presenza politica delle città metropolitane che passa anche da un riassetto istituzionale (come da posizione espressa sempre dal Congresso della CGIL). E’ sempre più necessario realizzare, inoltre, un sistema di mobilità collettivo dal carattere metropolitano, in particolare per coloro che sono più fragili, consentendo così una città più vivibile e più sostenibile sul piano ambientale.

Riportare funzioni direttive e industriali nel cuore della città metropolitana, come era fino agli anni ‘80, aiuterebbe anche a riportare la residenza locale, recuperando così quei contenitori dismessi in una logica di “mixité”, destinando tali abitazioni all’affitto a canone sostenibile e sociale, dando così risposte ai cittadini e dando un impulso all’edilizia di recupero, senza consumare ulteriore suolo, attraverso l’utilizzo di fondi pubblici europei. In questo senso, il Sindaco oggi ha fatto un appello per il recupero di risorse economiche a tutti, chiedendo il sostegno pubblico, ma anche quello privato. Su questo c’è una criticità: Firenze viene da un periodo storico in cui è stata ripetutamente “privatizzata”: gli spazi di cultura e di città di tutti dati in affitto al godimento di pochi. L’impegno dei privati non può prevedere alcun tipo di profitto: non ce lo possiamo più permettere, semmai sia mai stato possibile.

Viviamo in una città metropolitana dove accanto alla manifattura non si può non mettere la cultura: gran parte del patrimonio culturale del Paese è nei confini di Firenze. Bisogna tornare a una fruibilità dei nostri luoghi culturali per tutti, a partire dai fiorentini e per tutte le classi sociali. Non una fruizione massificata, ma qualificata, dall’amore che i cittadini di Firenze, e non solo, nutrono per la nostra città.

La FIOM accetta la sfida che lancia il Sindaco. Immagino che, nei prossimi giorni, come CGIL di Firenze proveremo a costruire un nostro comune contributo per provare a disegnare, insieme, la città che cambia. La FIOM, comunque, come sa anche il Sindaco, ci sarà per dire la propria opinione attraverso questo contributo che inviamo sul sito dedicato.

Daniele Calosi
Segretario Generale FIOM CGIL Firenze

 

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