La posizione della FIOM-CGIL in merito alla vicenda Bekaert non è mai cambiata da quel 22 giugno 2018, giorno in cui i dirigenti dell’azienda decisero di chiudere lo stabilimento e scappare.

Sui lavoratori Bekaert di Figline Valdarno si sta consumando oggi uno scempio sociale, con la decisione dell'azienda di procedere con il licenziamento collettivo e la chiusura definitiva della vicenda.

Ci prepariamo ad affrontare l'ennesima trattativa sotto schiaffo, con una reindustrializzazione i cui contenuti continuano ad essere fumosi. Le responsabilità sono molteplici, a partire dall'azienda e dall'advisor individuato per trovare un soggetto in grado di far ripartire lo stabilimento, fino ai Governi che si sono succeduti, sia quello gialloverde che quello giallorosso, che prima con la soluzione bielorussa di Di Maio e poi con la soluzione dell'imprenditore italiano ancora latenti non sono mai riusciti a portare al tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico un piano industriale degno di questo nome.

Soltanto un piano è stato presentato ufficialmente a tutte le istituzioni del territorio, all'advisor e al Governo: quello di SteelCoop Valdarno, una cooperativa di lavoratori della Bekaert che hanno messo la faccia per riprendere in mano la loro fabbrica. Ma per decisione politica e non solo, è stata fatta la scelta di non prenderlo minimamente in considerazione, facendo verosimilmente naufragare questo progetto che cambiava il paradigma del modello di sviluppo dominante. C'era bisogno di un imprenditore per far ripartire l'azienda, dicevano i detrattori della cooperativa: per ora l'unico che si è visto quello che ha spedito le lettere di licenziamento.

Ora c'è bisogno di un salto in avanti: c'è bisogno dell'intervento dello Stato per dare una soluzione che tuteli la piena occupazione e salvaguardi tutti i posti di lavoro e che non lasci una cattedrale nel deserto sul territorio.

Serve un intervento diretto dello Stato che con soldi pubblici entri direttamente nella proprietà e crei un piano di sviluppo che guardi oltre la contingenza, puntando ad un rilancio dello stabilimento di Figline. C'è un tema nazionale che riguarda la valutazione strategica di certe produzioni, tra cui l'acciaio, ed è doveroso che dove c'è un investimento con i soldi di tutti ci sia una soluzione più avanzata.

Nei prossimi giorni chiameremo i lavoratori alla mobilitazione, nel rispetto di quanto l'emergenza pandemica e le restrizioni in atto permettono. Vogliamo salvare tutti i posti di lavoro. Per questo chiediamo a Bekaert di ritirare i licenziamenti, al Ministero del Lavoro di prorogare gli ammortizzatori sociali e al Ministero dello Sviluppo Economico e all'advisor, di lavorare realmente alla ricerca di una soluzione per la reindustrializzazione attraverso l'intervento pubblico, al Ministro Stefano Patuanelli di essere presente in prima persona ai prossimi tavoli che saranno convocati per Bekaert e alla Regione Toscana di farsi portatrice delle istanze dei lavoratori.

I soldi pubblici siano investiti per far crescere i posti di lavoro dello stabilimento di Figline.

Salviamoli tutti.

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